• 27 Luglio 2008

“Credo…la remissione dei peccati”, prima giornata

di Paola Barigelli-Calcari

Intensa e ricca di spunti la seconda giornata del XIII Simposio. L’arcivescovo di Monreale,mons. Salvatore Di Cristina, è intervenuto con un saluto ai partecipanti. Ha ricordato l’importanza delle necessarie mediazioni tra gli approfondimenti teologici e l’annuncio del kerygma nella catechesi e nella società. La consapevolezza cristiana di essere peccatori è superata dalla fede nella remissione dei peccati: grande e nuovo dono di Cristo all’umanità.

Prima di dare inizio alle relazioni della mattina Calogero Caltagirone ha letto il messaggio di saluto e di congratulazioni di prof. Antonino Raspanti, preside della Facoltà Teologica di Palermo.

Pietro Sorci ha illustrato, in modo preciso e dettagliato, le formulazioni simboliche nelle chiese. Esse sono documentazione storica della continua fiducia cristiana nel perdono dei peccati da parte di Dio Padre. Il teologo Sorci ha espresso, con innumerevoli e approfonditi esempi, la necessità umana di continuare a rinascere nella conversione a Cristo per tutta la vita. Inoltre ha evidenziato il ruolo dello Spirito Santo nella purificazione e nel rinnovamento del peccatore legando, secondo il pensiero di Tertulliano, il battesimo (penitentia prima) alla riconciliazione (penitentia secunda). Infatti intorno al III e IV secolo la penitenza viene assimilata all’iter battesimale. La concretizzazione dell’azione dello Spirito Santo nella Chiesa è nella potestà efettiva di isolare, respingere e annullare il peccato data da Gesù ai suoi inviati.

Carlo Rocchetta ha offerto alcune coordinate in cui leggere le attuazioni sacramentali della cancellazione dei peccati. In particolare ha manifestato la necessità di recuperare la visione cosmica anche in sacramentaria (Ef 1, 22-23). Cristo morto e risorto è il protosacramento del perdono e della grazia offerta a tutti. E’ Dio Trinità che salva in Gesù e nel suo Spirito; la Chiesa ha un ruolo ministeriale. In quanto Sponsa Christi invoca lo Spirito Santo per realizzare attraverso i sacramenti gli incontri personali con Cristo. La Chiesa, luogo, spazio e segno dell’efficacia escatologicamente irreversibile della Parola, esprime con la riconciliazione il suo cuore, la sua origine e il suo senso.

Ai due interventi è seguito un vivace dibattito in due tempi a cui hanno partecipato: Crispino Valenziano, Vincenzo Battaglia, Mery Melone, Gianfranco Calabrese, Cristina Carnicella, Piergiorgio Tanaburgo, Giovanni Silvestri ed Ermanno Genre. Nel pomeriggio le quattro comunicazioni sono state coordinate da Gianfranco Calabrese.

Giovanni Silvestri ha illustrato l’idea di colpa originale premettendo che tutte le grandi tradizioni religiose conoscono un peccato essenziale, fondamentale e radicale, si è concentrato sulla dottrina cristiana. Come antropologo culturale ha evidenziato l’errata lettura storicistica del mito dell’origine del male narrato in Genesi. Pur apprezzando il valore performativo della narrazione mitica Silvestri la considera una spiegazione che chiude la ricerca e la riflessione sull’esistenza del male.

La filosofa Maria Pastrello ha mostrato alcune consonanze all’interno del pensiero contemporaneo sulle mutazioni dell’idea del peccato. Ha presentato i lavori di P. Ricoeur, B. Duprey, E. Levinas e G. Marcel in cui i termini di paradosso e scandalo sono stati ricorrenti. Infatti il paradosso permette di pensare alla realtà di peccato senza che il pensiero si sottragga al suo compito di riflettere superando la pretesa di spiegare tutto. Lo scandalo rinvia ad un’esperienza in cui il male si pensa e si vive proprio perché c’è un orizzonte di bene che comporta un’ingiunzione: la responsabilità. Particolarmente toccante la citazione dal diario Etty Ellisum di “raccoglierci in noi stessi strappando il nostro marciume” per andare oltre la sofferenza vissuta e inflitta causate dal male agito.

Lo psicologo Lucio Pinkus ha mostrato i tre stadi umani sul senso della colpa. Il primo livello psicologico è la trasgressione di un ordine, ha un oggetto reale di colpa e pone in opera atti di riparazione. Versi i sedici/diciassette anni, al completo sviluppo fisiologico e neurologico si può parlare di colpa morale. I valori vissuto sono legati ad una scelta personale e no al senso di disagio, alla paura di perdere affetto e le relazioni alla punizione. Il terzo stadio è quello religioso nel quale la persona si assume pienamente le responsabilità che ha scelto di fare. Queste prospettive psicologiche sono però insufficienti se non sono adeguatamente connesse con l’enorme condizionamento della cultura e delle strutture (peccato sociale).   Pinkus ha poi ricordato l’influenza dell’immagine di Dio vissuta nel proprio gruppo di riferimento quale orizzonte esistenziale nel riconoscimento del proprio peccato.

Alberto Bondolfi ha offerto alcune interessanti considerazioni sull’ordine stabilito. Ha presentato le attuali difficoltà nell’esprimere la categoria del perdono nel linguaggio secolare. In particolare si è soffermato sulla ricerca di un ordine giuridico europeo attento alla distinzione tra peccato e crimine. Se il diritto penale può solo esprimere solo un perdono parziale quando viene richieste, si impone al cristiano in quanto cittadino l’obbligo di distinguere tra l’ordine giuridico e quello morale. Ciò non esime i cristiani di contribuire all’umanizzazione del disordine stabilito cercando di pensare teologicamente il perdono.

Le quattro comunicazioni sono state ripensate nel dibattito assemblare nel quale sono intervenuti: Vincenzo Battaglia, Giovanni Grandi, Crispino Valenziano e Cettina Milittello. Resta sospesa la proposta di Vincenzo Battaglia di allargare la riflessione sulla remissione dei peccati interrogandoci su “cosa significa ricnoscersi peccatori”.

Inizio lavori a Terrasini (Palermo)

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