di Paola Barigelli-Calcari
Dopo la celebrazione comunitaria dell’ora terza Clara Aiosa ha coordinato i lavori della mattinata che hanno offerto quattro variegate comunicazioni sul tema del “Credo…la remissione dei peccati”.
La prima relatrice Daria Pezzoli Olgiati ha affrontato il tema secondo la prospettiva della storia delle religioni. Ha messo in evidenza la forte coscienza degli studiosi delle religioni “della parzialità del proprio sguardo”. L’approccio euristico è continuamente interrogativo: cosa sto facendo? Perché pongo le domande in questi termini? Come concepire la formulazione della remissione dei peccati secondo la metodologia della scienza delle religioni? Sullo sfondo della tensione tra ordine e disordine, tra conformità e trasgressione la Pezzoli ha illustrato, anche attraverso immagini, un esempio dal capitolo 125 del cosiddetto libro dei morti dell’antico Egitto.
Con la seconda comunicazione Rita Torti Mazzi ha sapientemente collocato l’articolo di fede all’interno della storia della salvezza.L’esposizione intensa, chiara e coinvolgente è partita dai seguenti interrogativi. Ma se Dio è originariamente clemenza, pazienza, misericordia, come rivelano i testi biblici, il perdono è qualcosa di automatico? O esiste la possibilità di rifiuto da parte di Dio? Si possono avanzare delle pretese nei confronti di Dio? O il perdono resta comunque un dono? Sembra che la clemenza divina sia correlata a un fare di colui che la riceve. Quali sono le condizioni di colui che riceve il perdono? Ed infine che cosa implica il fatto di vivere nel perdono?
Dopo una breve pausa Clara Aiosa ha dato la parola a Mariella Demichele sul medioevo occidentale. La relatrice con sensibilità e competenza ha illustrato le modificazioni che la prassi penitenziale ha subito sino al 1215, anno in cui il IV Concilio Lateranense ha stabilito l’obbligo per i cristiani della confessione annuale. Particolare rilievo è stato dato all’analisi della pratica della penitenza tariffata per individuarne alcuni aspetti significativi in relazione al contesto culturale d’origine. La trattazione è stata svolta alla luce di tre proposte metodologiche: 1) ricercare le connessioni tra le modificazioni intervenute nella prassi penitenziale e quelle sul piano culturale, sociale e politico; 2) individuare sacche di resistenza ai valori proposti dalla Chiesa; 3) segnalare elementi della spiritualità medievale non legati soltanto alla corrente contemptus mundi (disprezzo del mondo).
Ermanno Genre ha presentato la posizione delle Chiese della riforma sul teme del XII simposio in una prospettiva di teologia pratica partendo dal piccolo al grande catechismo di Lutero, dal catechismo di Calvino del 1542 e dal catechismo di Heidelberg del 1563. Nella seconda parte della sua esposizione ha invece cercato di mettere in evidenza quanto la questione del perdono sia oggi ancora fondamentale in una prospettiva antropologica e teologica.Ha ricondotto il problema del peccato originale alla questione del perdono originale così come esposto nel suo libro dalla teologa ginevrina Lytta Basset. Nella prospettiva cristiana protestante il perdono dei peccati avviene per la sola grazia di Dio senza il concorso delle opere umane così come anche è stato sancito dall’accordo sulla giustificazione tra cattolici e luterani.
Dal dibattito assembleare si sono levate domande mirate e specifiche ai relatori da parte di Cettina Militello, Vincenzo Battaglia, Alberto Bondolfi, Carmelo Dotolo, Gianfranco Calabrese, Pietro Sorci.
Nel pomeriggio Mary Melone ha introdotto le due corpose relazioni programmate. Nella primaFabrizio Bosin ha offerto una ricca, profonda e passionale disamina su “La colpa, il peccato e la sua remssione alla luce di una teologia politica della compassione”. Il docente del Marianum ha proceduto nella sua lucida presentazione seguendo tre nuclei. Il primo ha riguardato la permanente provocazione della “nuova teologia politica”. È seguita poi la disamina dei temi secondo la teologia di D. Sölle (1929-2003), di J.B. Metz (1928) e di J. Moltmann (1926). Infine Bosin ha offerto una sua prospettiva della teologia politica della compassione come orizzonte di senso per una ricomprensione dei temi in oggetto. Progettando un ecumene della compassione ha ribadito il principio fondamentale di mettere al centro della riflessione nella teologia della redenzione “l’autorità di chi soffre”. La necessità di un nuovo statuto per la soteriologia cristiana può “diventare eloquente” se si parte dal dolore umano presente oggi nella storia.
Michele Nicoletti ha offerto alcune considerazioni pregnanti di filosofia politica. Dopo aver delineato quattro scenari fondamentali di questa disciplina ha approfondito il rapporto tra politica e peccato e remissione dei peccati. Il primo scenario tratteggiato è l’esperienza del totalitarismo nella seconda guerra mondiale (Shoah). Il secondo guarda all’ingiustizia sociale, alla povertà e alla miseria generate dalle scelte personali sia a livello di sfruttatori sia di sfruttati. Nicoletti, riguardo alla violenza politica e sistematica, ha poi presentato come esemplare il metodo usato in Sudafrica dalla Commissione riconciliazione e verità (testimoniare, consolare,indennizzare, amnistiare). Infine ha messo in evidenza lo sviluppo della teoria della sofferenza inaccettabile negli interventi umanitari internazionali. Nicoletti ha sostenuto l’importanza di dare tempo per costruire uno spazio pacificato.
Con il confronto riflessivo assembleare si sono succeduti i contributi di Vincenzo Battaglia, Alberto Bondolfi, Giovanni Silvestri, Calogero Caltagirone, Carmelo Dotolo, Maria Pastrello e Crispino Valenziano. I lavori sono stati chiusi alle 20.20.
Relazioni e dibattiti durante il Simposio














