• 30 Luglio 2008

“Credo…la remissione dei peccati”, quarta giornata

di Paola Barigelli-Calcari

Intorno alle 9.30 Carmelo Dotolo, presidente della SIRT, ha offerto una prima sintesi conclusiva a caldo dei lavori ed ha introdotto la discussione assembleare.
Nella premessa ha rilevato la frantumazione del significato del termine peccato volutamente amplificata nel simposio (colpa, male). Nelle connessioni tra teoria politica e peccato originale ci possiamo chiedere: “È necessaria la teoria del peccato originale per poter consolidare teorie politiche e prassi socio-economiche?”. Dotolo ha poi evidenziato la necessità di pensare il peccato in una relazione, in un processo di crescita indicante degli obiettivi  nel quale esso acquista senso. Ha suggerito il superamento della logica del do ut des per porre la comprensione del peccato in un progetto di libertà situata indicante l’esperienza di un dono verso un fine. Se solo il peccato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato, cioè quando l’uomo rifiuta di elevarsi verso Dio, è necessario ricollocare il peccato nell’incontro con l’altro e con la comunità. Solo in tale spazio vitale possiamo verificare se  il termine che usiamo sia reale e condiviso. Agli occhi del presidente “il grande assente dell’autoconsapevolezza del peccato è Gesù”.

Nello status quaestionis ha indicato il disagio attuale verso l’idea di amartia (peccato, colpa) situata tra la caduta catastrofica di senso o la necessità di qualcosa da rimettere in gioco in un contesto postmoderno. Dotolo ha rilevato come da una parte il cristianesimo ha prodotto libertà mentre dall’altra l’istituzione ha collocato la comprensione del peccato nel contesto sacrale sganciandolo dalla dimensione pneumatologico-ecclesiale. Ha elencato poi una serie poliedrica di flashes: ridire il problema del male radicale; recuperare l’esperienza dell’idea di peccato all’interno di un progetto di vita; ripensare la sacramentalità della vita concentrata o diffusa; recuperare l’identità dell’essere figlio; guardare al peccato come ad un processo in relazione alla prospettiva del Regno;  situare il peccato in un contesto storico e sociale.
Quali nuclei teologici sono stati messi in movimento per recuperare l’ambito pneumatologico ed ecclesiologico?  Al primo posto l’importanza dello Spirito Santo: colui che solleva verso Dio sia la vittima sia il carnefice. Poi lo spostamento dell’economia dei segni che ci viene da Gesù: l’eucaristia è il centro. Il primo nesso che risalta è Spirito-Eucaristia-Remissione dei peccati. Poi la conversione visibile dallo stile di vita. Poi ricordiamoci che come cristiani incontriamo Dio attraverso il volto di Cristo e non attraverso le immagini di Dio che ci autocostruiamo a nostro uso e consumo. Un altro percorso teologico praticabile è la centralità della comunità nell’eucaristia.

Dotolo infine ha cercato di enucleare le condizioni emerse nel simposio per ridire “Credo…la remissione dei peccati”. Riconfigurare il peccato tenendo presente la finitezzq dell’uomo, il limite come condizione della relazione, la disfunzione tra essere ed esistere. Eliminare l’idea di peccato come legge negativa iscritta nella natura. Offrire una morale prometeutica e non una visione atletistica della norma. Considerare la connessione dignità/identità (aperta, compassionevole,solidale, legata alla relazione storica). Ricollocare al centro la comunità il cui giudizio e la cui accoglienza ci può liberare. Mostrare la centralità dell’Eucaristia. Approfondire il peccato strutturale (Sollicitudo Rei Socialis  nn. 36-37: strutture di peccato). Mostrare le implicazioni del perdono e della conciliazione. Puntare verso un affidarsi gli uni agli altri in una solidarietà capace di perdonare.

In seguito alla sintesi del presidente che si è conclusa intorno alle 11.00 si sono susseguiti alcuni interventi di approfondimento e di chiarimento. Il XIII Simposio si è concluso alle 12.30.

Visita al tempio di Segesta, ospiti della cantina Donnafugata di Marsala

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