Il nostro socio prof. Gianluigi Pasquale ha animato il triduo di apertura della Settimana di preghiera (3-11 Novembre) in occasione del 50° Anniversario dalla morte di San Pio da Pietrelcina
Su invito del parroco di Terrassa Padovana (PD) e del rettore del Santuario «B.V. della Misericordia», fr. Gianluigi Pasquale nei giorni 3, 4 e 5 Novembre ha animato il Triduo, molto partecipato, soprattutto da giovani e ragazzi del catechismo, che apriva la Settimana di preghiera (3-11 Novembre) in occasione del 50° Anniversario dalla morte di San Pio da Pietrelcina. Alla conferenza iniziale, seguita dalla celebrazione della Santa Messa in Santuario, vi è stata la venerazione e il bacio della reliquia (un “guanto” autenticato) del santo stigmatizzato e, alla fine, il colloquio con il relatore.
Bibliografia
Gianluigi Pasquale, Padre Pio da Pietrelcina a 50 anni dalla morte (1968-2018) e a 100 anni dalle stimmate (1918-2018). Terza parte, in «Miracoli» 6 (2018) n. 37 (del 9 Ottobre 2018), pp. 18-21.
Le terza «tappa» di questo lungo studio pubblicato nella Rivista «Miracoli», costituiscono il modo più congruo nell’avvicinarci a conoscere il ricchissimo mondo interiore di Padre Pio. Non si comprenderà mai l’inavvicinabile statura storica, morale e spirituale di questo uomo, am-mirato dal mondo intero, senza entrare prima nel suo intimo. E osservare che fra’ Pio avesse costruito, piano, piano la propria interiorità grazie alla compagnia degli Angeli, di cui godeva, ma anche per la presenza dei «cosacci» – i Demoni – che lo prostrarono in uno stato pietoso di sofferenza perché lo distoglievano dal suo volersi offrire quale vittima innocente per alleviare le sofferenze dell’umanità, è quanto si sviluppa in questa terza parte. Tuttavia, i dettagli storici di cui si narra in questo articolo dimostrano che Padre Pio, anche da questo punto di vista è (stato) proprio come «uno come noi», nel comune (con)vivere in un mondo di angeli e di demoni che – osserva, infatti, la Scrittura – «sono in molti» (Mc 5,12). Il segreto per abitare questo mondo, arricchendo quello interiore, sta nell’ascoltare i primi e «prestare attenzione» ai secondi.
Gianluigi Pasquale, San Francesco e il Sultano. Un modello per il dialogo, in «Città di Vita» 73 (2018) n., pp. 59-71-21.
La diffusione globale del terrorismo jihadista e la guerra allo stato islamico del Medio Oriente, nonché l’aumento della presenza di mussulmani in Italia rende cruciale la questione della coesistenza tra due realtà molto diverse. Dopo 800 anni, che valore assume questo singolare incontro tra il Poverello di Assisi e il Sultano d’Egitto? Dopotutto, è uno dei più straordinari gesti di pace nella storia del dialogo tra cristiani e musulmani, che aiuta a riflettere sulle attuali prospettive dell’incontro tra le due religioni. Mentre l’odio scorre sulle rive del Mediterraneo, la conversazione tra San Francesco e il Sultano è caratterizzata da cortesia, rispetto e dialogo. Questo articolo è riflette soprattutto sugli ultimi due anni. Rispetto a quanto avviene oggi sulle coste del Mediterraneo, la conversazione tra San Francesco e il Sultano (fu) ed è caratterizzata da cortesia, rispetto e dialogo, godendo, quindi, di un’inaudita attualità.














