Il primo saggio di Calogero Caltagirone, La “vera religione” nella teologia delle religioni. Lo stato della questione, pone il problema del tema della verità nell’ambito della teologia delle religioni. Partendo dalla convinzione che né al livello filosofico, né al livello teologico si può prescindere dalla questione della verità nello studio delle religioni e ribadendo che la domanda sulla «verità» risulta ineludibile per evitare il pericolo del sincretismo religioso, il saggio cerca di porre lo status quaestionis all’interno della teologia delle religioni, nella quale permane dominante l’interesse soteriologico variamente articolato, declinandolo nelle forme del cristianesimo come vera religione, della verità delle religioni e delle relazioni tra cristianesimo e religioni in correlazione ad alcune proposte alternative.
Il saggio di Frère Olivier-Marie Sarr, OSB, Les notes ecclésiales de la Musique Sacrée (seconda parte), propone una visione ecclesiale delle note della musica sacra a partire della Tradizione ecclesiale, teologica e liturgica. Oltre a far riscoprire le ricchezze e i campi di riflessione della Costituzione Sacrosanctum Concilium, lo studio intende altresì contribuire a sviluppare e arricchire lo stretto legame tra la liturgia e l’ecclesiologia tra le note della Chiesa (Una, Santa, Cattolica e Apostolica) e quelle della musica sacra.
Il testo di Dariusz Piskorski, La preesistenza di Cristo o la preistoria di Adamo? L’interpretazione adamica di Fil 2, 6-11 secondo J. D. G. Dunn, analizza l’interpretazione di Fil 2, 6-11 proposta da D. G. Dunn, professore dell’università di Durham in Gran Bretagna, autore di diverse pubblicazioni sul Nuovo Testamento, considerato vicino alla corrente della teologia liberale. Nella prima parte viene presentata l’opinione di Dunn circa la presenza nel testo in questione dell’idea di preesistenza personale di Cristo. Nella parte seconda vengono passate in rassegna le prove esibite in appoggio all’interpretazione adamica dell’inno, in base alla quale Dunn cerca di spiegare, senza ricorrere all’idea di preesistenza, il passaggio di Cristo dall’essere in «forma di Dio» all’assumere la «forma di schiavo».
Il saggio di Daniela Verducci, Germinazioni teistiche nell’epoca della post-metafisica, descrive la germinazione nuova e sorprendente che il teismo tradizionale sta mostrando nel contesto del fenomenologia della vita di Anna-Teresa Tymieniecka. Il titolo del volume più recente pubblicato dall’autrice, Il caso di Dio nel nuovo illuminismo, secondo Daniela Verducci, attenta e qualificata studiosa della filosofa, dà il senso di una stagione metafisica che, inaspettatamente, è nuovamente aperta, grazie anche ai contributi fenomenologici di Max Scheler e di Edith Stein, Un diverso configurarsi del logos non solo in ordine alla determinazione di una razionalità speculativa rivolta a cogliere la necessità di un essere incontrovertibile, ma anche in riferimento al radicamento nella dimensione autopoietica e contingente della vita.
Nella sezione Ri-dire il Simbolo della fede oggi vengono pubblicati due saggi di approfondimento relativi all’indagine sull’articolo del Simbolo Apostolico «Credo la risurrezione della carne. La vita eterna» che ha impegnato la ricerca dei soci della SIRT nel Simposio che si è tenuto a Gerusalemme dal 3 al 10 gennaio 2010 e di cui sono in fase di edizione i relativi Atti e del quale è stata redatta una cronaca dettagliata pubblicata nel numero precedente della Rivista a cura di Clara Aiosa.
Il saggio di Giovanni Silvestri, Credo la resurrezione della carne: «corruzione/trasformazione». Prospettiva antropo-culturale, prospetta l’idea che un approccio culturale alla verità della «risurrezione della carne» professata nel simbolo apostolico si rivela produttivo su tre livelli. La risurrezione si presenta, anzitutto, come momento culminante del processo di simbolizzazione umana e culturale nel quale viene adombrata una risoluzione finale e positiva della vita umana post mortem. In secondo luogo, può essere problematizzata la pretesa specificità cristiana della verità della resurrezione a fronte di sorprendenti costanti tematiche in vario modo presenti nelle diverse tradizioni religiose. Possono essere analizzate, infine, le implicanze antropologiche del contenuto stesso della fides quae; implicanze che conferiscono puntuale concretezza e intelligibilità al mistero professato nella tradizione cristiana. In sintesi, l’approccio culturale alla «risurrezione della carne» si rivela adeguato tanto a valutare connessioni significative sul piano della struttura simbolica ed archetipica dell’anthropos, comune a tutte le tradizioni religiose; quanto a rilevare la singolare peculiarità e le implicazioni umane e storiche della verità del simbolo cristiano.
Il saggio di Cloe Taddei Ferretti, Persona, anima separata e risurrezione in Tommaso d’Aquino: implicazioni nel contesto attuale, analizza il pensiero di Tommaso d’Aquino su persona, anima separata dal corpo, e la risurrezione, in riferimento al contesto culturale attuale. Tale pensiero viene analizzato prestando particolare attenzione all’esigenza di superare una visione dualistica dell’essere umano, alle istanze emergenti dalle indagini neuroscientifiche e alla visione soggettiva del corpo in quanto legato alla propria individualità, alla storia e al rapporto con gli altri esseri umani e all’ambiente.
Chiude il numero un’intervista di Eduardo Mendieta a Jürgen Habermas, tradotta dal tedesco da Giovanni Giorgio. In questa intervista Habermas, stimolato dalle domande dell’intervistatore, spiega il perché dell’interesse della sua riflessione sulla religione. Affermando, che le società moderne devono fare i conti con la persistenza di comunità religiose e la costante rilevanza delle diverse tradizioni religiose, anche se esse sono in gran parte secolarizzate, e rivolgendo la sua critica contro la comprensione laicista della separazione tra Stato e Chiesa, Habermas crea le premesse per lo sviluppo di una filosofia della religione in grado di “tradurre” il contenuto delle espressioni religiose in un linguaggio generalmente accessibile, prima che esso possa giungere nei programmi ufficiali e influire sulle deliberazioni degli organi decisionali dell’organizzazione delle società attuali. Questo perché, a giudizio di Habermas, i cittadini religiosi e le comunità religiose mantengono ugualmente il loro influsso lì dove nasce il processo democratico di incontro tra i segmenti religiosi e non religiosi della popolazione. In questo senso, secondo Habermas, l’idea di elaborare una filosofia della religione in un’età post-secolare e nella società globale multiculturale può costituire il fondamento per una riflessività comune di una società comunicativa, inclusiva e solidale.
In preparazione al Simposio relativo al “ri-dire” l’Amen finale, il quale dovrà portare a compimento la rilettura del Simbolo apostolico, che ha impegnato l’attività di ricerca della SIRT negli ultimi decenni, sono stati previsti e organizzati due Seminari. Il primo si è svolto a Prati di Tivo dal 26 al 30 luglio 2010 nel quale sono stati ripresi i primi sei articoli del Simbolo apostolico, il secondo si terrà a Monteriggioni di Siena dal 25 al 28 luglio nel quale verranno riconsiderati gli altri sei articoli. Un primo scopo di questi Seminari è quello di rileggere interamente tutti i volumi pubblicati finora e gli articoli disponibili dei Simposi non ancora pubblicati, al fine di realizzare una lettura critica sul lavoro effettuato, mantenendo una visione d’insieme strettamente necessaria. Tale lettura viene organizzata in base alla seguente metodologia: per ogni articolo vengono presentati gli elementi della tradizione che sono stati presi in considerazione (Scrittura, Padri, Magistero, espressioni della vita ecclesiale come liturgia, iconografia, canto, spiritualità, ecc., come pure le explicatio symboli fatte nei secoli dai padri fino ad oggi); presentare gli elementi di problematicità nella ricezione attuale rispetto alle istanze che sono emerse come rilevanti nello scenario presente; porre criticamente in rilievo ciò che sarebbe stato importante dire per completezza sull’argomento e che invece è stato omesso oppure ha ricevuto scarsa attenzione. Un secondo scopo è quello di avere anche presente, riguardo al ri-dire, la necessità di pensare alla diversità dei linguaggi e ad una pluralità di formulazioni delle stesso ri-dire il Simbolo apostolico.
Ricerche teologiche 1/2011
Presentazione
STUDI
– Calogero CALTAGIRONE, La «vera religione» nella teologia
delle religioni. Lo stato della questione
– Olivier-Marie SARR, OSB, Les notes ecclésiales de la Musique
Sacrée (seconda parte)
– Dariusz PISKORSKI, La preesistenza di Cristo o la preistoria
di Adamo? L’interpretazione adamica di Fil 2, 6-11 secondo
J. D. G. Dunn .
– Daniela VERDUCCI, Germinazioni teistiche nell’epoca della
post-metafisica
RI-DIRE IL SIMBOLO DELLA FEDE OGGI: APPROFONDIMENTI
– Giovanni SILVESTRI, Credo la resurrezione della carne:
«cor ruzione/trasformazione». Prospettiva antropo-culturale
– Cloe TADDEI FERRETTI, Persona, anima separata e risurrezione
in Tommaso d’Aquino: implicazioni nel contesto
attuale
INTERVISTA
– UN NUOVO INTERESSE DELLA FILOSOFIA PER LA RELIGIONE?
LA QUESTIONE FILOSOFICA DELLA COSCIENZA POSTSECOLARE
E DELLA SOCIETÀ GLOBALE MULTICULTURALE,
Intervista di Eduardo Mendieta a Jürgen Habermas.
Traduzione dal tedesco di Giovanni Giorgio
PERCORSI BIBLIOGRAFICI
– C. ROCCO GUMINA, Caltagirone, La misura dell’uomo.
La questione veritativa in antropologia, Edizioni Lussografica,
Caltanissetta 2009
– C. ROCCO GUMINA, Caltagirone, Diventare ciò che si è.
La prospettiva etica come principio di umanizzazione,
Aracne, Roma 2008
– Massimo NARO, G. Sfameni Gasparro, Introduzione alla
storia delle religioni, Laterza, Roma-Bari 2011














