• 1 Gennaio 2019

Ricerche Teologiche 1 (2019)

La necessità di integrare e articolare i saperi in un contesto culturale caratterizzato dalla iper-specializzazione disciplinare, dalla frammentazione dei contenuti e dalla disseminazione delle conoscenze, richiede un impegno epistemologico, ermeneutico e metodologico sempre più rispondente alle sfide dei tempi attuali. Al fine di evitare l’omologazione del “pensiero unico”, indifferente e neutrale, alimentato sempre più dalla pervasività delle nuove tecnologie nella vita concreta degli uomini e delle donne del tempo attuale, che riducono il pensare a un semplice mestiere, per cui si può dismettere dall’esercitarlo una volta terminato l’orario di lavoro, l’esigenza di riproporre la responsabilità speculativa ed etica dell’esercizio del lógos, che è il trascendentale della condizione umana, e in quanto tale è comune a tutti gli umani, si impone in tutta la sua evidenza storica per l’oggi e per il domani. In questo contesto i saperi dell’umano e quelli della fede sono convocati a rideterminare le coordinate del loro servizio alla «verità» dell’uomo e alla «verità» di Dio per salvaguardare non solo le loro relazioni essenziali, ma anche per promuovere, nella fedeltà all’uomo e a Dio, comunità di uomini e donne sempre più impegnate nella configurazione della loro dignità di essere e di agire. Inoltre, la condizione plurale degli umani, delle società e delle culture, richiede sempre più strumenti adeguati e idonei a decodificare la realtà che si presenta come precondizione per lo sviluppo di esistenze libere e responsabili, che hanno a cuore il senso e il futuro dell’umano.

Anche questo numero di Ricerche Teologiche, in continuità con i precedenti, intende responsabilmente farsi carico di queste ineludibili istanze, mantenendo sempre viva la convinzione che l’elaborazione culturale è necessaria agli umani per continuare ad essere più intelligenti dei loro, pur sempre utili, dispositivi elettronici. Il non farlo, sarebbe un “peccato di omissione”. L’opportunità offerta dalle riflessioni contenute nei vari saggi di questo numero della Rivista, invita ad andare oltre il già detto, il già conosciuto, la ripetizione dell’identico.

Il testo di Gianluigi Pasquale, Fede e ragione: rischio di un fenomeno saturo nella postmodernità, sviluppa cinque tesi innestate nella più lunga lettera enciclica scritta da san Giovanni Paolo II (1920-2005), esattamente a vent’anni dalla sua promulgazione (1998-2018), Fides et ratio, inerente i rapporti intercorrenti tra fede e ragione. Alcune vennero intercettate durante il ventennio trascorso, altre sono inedite. Con la prima si ribadisce la completa autonomia della filosofia rispetto alla teologia cristiana, quale scienza della fede che pensa se stessa, motivo per il quale il sapere teologico non sposa nessun tipo di filosofia, ovvero la utilizza qua talis. Con la seconda si ribadisce che la fede senza la recta ratio – oggi intorbidita e indebolita dalla società della tecnica – non potrebbe nulla senza il lógos di cui si è attrezzata fin dall’inizio. Così, con la terza tesi si (di)mostra che, onde evitare che il pensiero riproducente se stesso prosegua all’infinito, essi trovi nella forma incarnata del lógos – Gesù Cristo – l’unica saturazione del proprio ricercare. La quarta tesi rivela qualcosa che era sfuggito fino a qualche mese fa, ossia l’insistenza di Fides et ratio ad aprirsi ad altre culture, oltre a quella cristiana piuttosto secolarizzatasi, tipo quella indiana o asiatica, essendovi una ratio. Con la quinta tesi, ugualmente inedita, si ravvisa che solo una ragione etica ovvero amicale, responsabile, fiduciale, appunto, può permettere alla fede di raggiungere quel livello rivelativo cui anela: nella persona di Gesù Cristo.

Lo studio di Simone Billeci, Praeambula ad gratiam di Michael Johannes Marmann: studio di un inedito, analizza, alla luce della ricerca di Michael Johannes Marmann, il binomio naturale-soprannaturale che viene storicamente utilizzato dalla riflessione teologica per esprimere i due ordines nell’uomo, la cui elevazione alla vita soprannaturale presuppone l’esistenza di un principio metafisico chiamato natura, come affermato dall’assioma «gratia praesupponit naturam». Contro la dottrina dei due ordini nettamente separati e della natura allo stato puro si è verificata una comprensibile reazione. «Gratia praesupponit naturam» rappresenta una possibile proposta risolutiva alla comprensione dei due ordines, a condizione che l’aspetto filosofico del concetto natura non solo non sia lasciato da parte, ma che, al contrario, esso sia considerato la vera misura di riferimento. In conformità ad ogni et-et cattolico, inoltre, l’assioma dichiara che filosofia e teologia siano messe in correlazione e riferite l’una all’altra.

Il contributo di Cesarina Broggi, Accompagnati da una Presenza: Luigia Tincani, che era stato preparato per accompagnare il Sinodo dei giovani, si concentra sulla figura di Luigia Tincani vista come un’educatrice che può aiutare oggi i giovani della società liquida a incontrare la persona di Gesù, e in lui conoscere se stessi, per operare un discernimento e una scelta di vita. La Tincani è luce per chi la incontra: comunica con semplicità la sua situazione esistenziale, il suo incontro determinante con Dio, nella fede, il suo identificarsi in lui, il lasciarsi trasformare da lui, vivere della sua presenza e comunicarlo ai fratelli nella carità, con la parola e per irradiamento. Con la sua esperienza di fede soprannaturale e di fiducia nelle capacità umane, la Tincani suggerisce l’importanza della preghiera, dello studio, della relazione dialogica come strade al discernimento.

Il saggio di Calogero Caltagirone, Il corpo come «necessità modale» dell’esistenza secondo Claude Bruaire, parte dalla considerazione che il corpo, nell’attuale contesto culturale, è diventato luogo di molteplici ri-trascrizioni che lo modificano e non lo rendono più necessario per l’identificazione dell’umano. I progressi delle biotecnologie, la disponibilità del proprio corpo, gli interventi manipolativi e la commercializzazione di esso, chiedono, pertanto la necessità di recuperare una comprensione del corpo come dimensione costitutiva dell’antropologico. Per riconfigurare questa dimensione, nel saggio viene accostato il pensiero di Claude Bruaire, autore poco noto in Italia, con lo scopo di trovare coordinate riflessive idonee a ribadire il significato del corpo come struttura originaria identificante la concreta umanità dell’uomo.

L’articolo di Giorgio Giovanni, Il corpo come dispositivo tecnologico: risvolti etici parte dalla considerazione che la tecnologia non è estranea alla natura all’interno di un paradigma evoluzionistico. Cosicché, considerare il corpo come dispositivo biotecnologico non rappresenta una stravaganza. Rispetto a questa posizione è il modello del corpo come dispositivo meccanicistico, presente attualmente nelle posizioni transumanistiche (qui affrontate mediante il riferimento ad alcune correnti dell’arte contemporanea) a rappresentare l’alternativa al modello biotecnologico. Questo conflitto di interpretazioni produce un risvolto etico non marginale, che l’autore individua nella differenza tra merito e dignità della e alla vita.

Lo studio di Angelo Tumminelli, Dal teismo cristiano al panenteismo metafisico. Max Scheler e la religione, analizza il rapporto tra filosofia e religione nelle due diverse fasi del pensiero di Max Scheler. Nei primi paragrafi, l’autore esplicita la presenza di una posizione teista all’interno dell’opera scheleriana intitolata L’eterno nell’uomo (1921) nella quale il filosofo elabora una teoria del rapporto tra filosofia e religione identificata come sistema di conformità. Nell’ultima parte del saggio cerca, infine, di mostrare come la concezione panenteista dell’ultimo Scheler, nella quale Dio è pensato come una spiritualità immanente al cosmo, seppur all’interno di un quadro metafisico nuovo e radicalmente diverso, accolga in sé elementi di continuità rispetto alle precedenti posizioni filosofiche scheleriane.

Il testo di Salvatore Rindone, Il «rischio» della verità. L’ermeneutica di Luigi Pareyson, si concentra sul filosofo italiano Luigi Pareyson (1918-1991) che elabora la sua ermeneutica alla luce di quella che lui stesso definisce «ontologia dell’inesauribile» nel senso di una verità intesa come fonte inesauribile e di un’interpretazione della verità che supera lo scetticismo pluralistico degli approcci ermeneutici. Dopo aver percosso le tappe più significative della costruzione della sua teoria interpretativa, a partire dai testi sull’estetica fino ad approdare a Verità e interpretazione (1971), l’autore esamina il nesso particolarissimo che il filosofo Giovanni Ferretti rintraccia nel suo ultimo libro Il criterio misericordia (Queriniana, 2017) tra l’impianto speculativo dell’ermeneutica di Pareyson e la proposta interpretativa di cui parla papa Francesco nell’Evangelii gaudium (EG).

Il contributo di Francesco Franco, Xavier Tilliette interprete di Luigi Pareyson, si concentra sul rapporto tra questi due filosofi. Xavier Tilliette, recentemente scomparso, è stato non solo amico ma anche acuto interprete della filosofia di Luigi Pareyson. Questo contributo vuol rendere omaggio a entrambi concentrandosi sui termini con i quali Tilliette ha riletto la prospettiva dell’ultima filosofia di Pareyson, affidata soprattutto alle pagine dell’Ontologia della libertà. A questa lettura si affiancano alcune istanze critiche emergenti dall’impresa conclusiva di Pareyson, soprattutto in rapporto al metodo da lui adottato e al concetto stesso di libertà come arbitrarismo, strettamente legato al «filosofema» sul male in Dio.

Seguono poi la Cronaca del XVII simposio della Società italiana per la ricerca teologica (SIRT) «La Chiesa che verrà… Modelli culturali e istanze di riforma» che si è tenuto dal 26 al 30 luglio 2016 presso l’auditorium Santa Cecilia di Marsala (TP), anche se già nel numero 1-2.2018 sono stati pubblicati i testi di alcuni interventi, e una Nota di Lettura di Salvatore Barone sul libro di Angelo Tumminelli, Lo studio. Un esercizio spirituale, EDB, Bologna 2018. Come al solito, chiudono il numero la rubrica delle Recensioni e l’elenco dei Libri ricevuti, sempre a testimonianza della necessità della circolazione delle conoscenze in un mondo complesso e plurale.

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